Sono l’Avvocato Massimo Ornato. Da oltre vent’anni mi occupo di diritto di famiglia nei tribunali di Milano, Torino e Alba, e negli ultimi anni una domanda è diventata sempre più frequente nelle prime consulenze: a chi resta il cane? O il gatto, o qualsiasi altro animale domestico che ha condiviso la vita della coppia.
È una domanda che fino a pochi anni fa i tribunali faticavano persino a prendere in considerazione. Oggi, grazie a una riforma legislativa importante e a una giurisprudenza in rapida evoluzione, l’affidamento degli animali dopo la separazione è diventato un tema giuridico serio, con criteri precisi e conseguenze concrete.
Animali domestici e separazione: cosa dice la legge italiana

Per decenni il diritto italiano ha trattato gli animali domestici come beni mobili, alla stregua di un divano o di un’automobile. In sede di separazione, questo significava che il cane o il gatto veniva assegnato al proprietario risultante dai documenti, senza alcuna considerazione per il legame affettivo, le abitudini dell’animale o il benessere delle persone coinvolte.
La svolta del 2022: gli animali non sono più “cose”
La Legge n. 201 del 2022 ha cambiato il quadro in modo significativo. Per la prima volta il legislatore italiano ha riconosciuto la natura senziente degli animali e ha introdotto nell’ordinamento il principio che la loro tutela deve essere garantita anche nelle procedure di separazione e divorzio. La legge ha modificato l’art. 455 c.c. e introdotto l’art. 455-bis, stabilendo che il giudice, in sede di separazione, può disporre l’affidamento dell’animale d’affezione tenendo conto dell’interesse dello stesso e delle esigenze di ciascun membro della famiglia. Non è più solo una questione di proprietà: è una questione di benessere, sia dell’animale sia delle persone.
Come i tribunali decidono l’affidamento del cane o del gatto
La riforma ha aperto la strada a pronunce più articolate, ma ha anche lasciato ampi margini di discrezionalità ai giudici. I tribunali italiani stanno sviluppando una giurisprudenza ancora non uniforme, con orientamenti diversi da città a città. Quello che accomuna le decisioni più recenti è l’attenzione a criteri concreti: chi si è occupato dell’animale durante la convivenza, dove l’animale vive meglio dal punto di vista pratico ed emotivo, e la volontà delle parti di collaborare per garantire un equilibrio che tenga conto di tutti.
A chi resta il cane dopo il divorzio: i criteri del giudice

Non esiste una regola automatica che assegni il cane dopo la separazione a uno o all’altro coniuge. Il giudice valuta caso per caso, sulla base di una serie di criteri che è importante conoscere prima ancora di arrivare in aula.
Chi si è occupato principalmente dell’animale durante la convivenza
Il criterio più ricorrente nella giurisprudenza recente è quello della cura prevalente: chi ha portato l’animale dal veterinario, chi lo ha nutrito quotidianamente, chi ha gestito le sue esigenze pratiche. Questo non si dimostra a parole: si dimostra con documenti. Le ricevute veterinarie intestate, il nome registrato sul microchip, le prescrizioni mediche, la scheda anagrafica dell’animale sono tutti elementi che pesano nella valutazione. Se stai affrontando una separazione e hai un animale domestico, raccogli tutta la documentazione che attesta il tuo ruolo nella sua cura.
Dove vive meglio l’animale: spazio, stile di vita e stabilità
Il secondo criterio è quello del benessere dell’animale: dove ha lo spazio adeguato, chi ha uno stile di vita compatibile con le sue esigenze, chi può garantirgli continuità e stabilità. Un cane abituato a lunghe passeggiate richiede un contesto diverso rispetto a un gatto casalingo. Un animale anziano o con patologie croniche ha esigenze specifiche che il giudice può valutare. In questo senso, le situazioni abitative e lavorative di entrambi i coniugi diventano rilevanti esattamente come accade per l’affidamento dei figli.
Diritto di visita per gli animali: come funziona nella pratica
Uno degli aspetti più interessanti della giurisprudenza recente è il riconoscimento, in alcuni casi, di un vero e proprio diritto di visita per il coniuge che non ottiene l’affidamento principale dell’animale. Sentenze di tribunali come Milano, Roma e Torino hanno già disposto calendari di visita per cani e gatti, stabilendo giorni e modalità con cui il coniuge non affidatario può continuare a frequentare l’animale.
Accordo tra le parti o decisione del tribunale
Come quasi sempre nel diritto di famiglia, la soluzione migliore è quella concordata. Un accordo scritto tra le parti, inserito nel verbale di separazione, che definisca con chiarezza chi tiene l’animale, con quale frequenza l’altro può vederlo e come si gestiscono le spese straordinarie, evita contenziosi futuri e garantisce più stabilità sia all’animale sia alle persone. Quando l’accordo non è possibile perché la coppia è in conflitto aperto, il giudice può intervenire d’ufficio, ma con esiti meno prevedibili e tempi più lunghi.
Le spese veterinarie dopo la separazione: chi paga cosa
Le spese veterinarie dopo il divorzio sono uno dei punti di maggiore conflitto nella gestione degli animali in sede di separazione. La legge del 2022 non ha risolto questo aspetto in modo dettagliato, lasciando alla giurisprudenza e all’accordo delle parti il compito di definire le regole.
L’orientamento prevalente distingue tra spese ordinarie e spese straordinarie, mutuando la logica già consolidata per il mantenimento dei figli. Le spese ordinarie, cibo, accessori, visite di controllo periodiche, sono generalmente a carico di chi ha l’affidamento principale. Le spese straordinarie, interventi chirurgici, terapie per patologie gravi, emergenze veterinarie, richiedono il consenso di entrambi e vengono ripartite in proporzione, salvo diverso accordo. Definire tutto questo in modo preciso nell’accordo di separazione è il modo più efficace per evitare discussioni future su ogni singola ricevuta veterinaria.
Come tutelarsi prima: cosa fare se hai un animale e stai per separarti
Se stai attraversando una separazione e hai un animale domestico, ci sono alcune cose concrete che puoi fare fin da subito per tutelarti.
Raccogli la documentazione che attesta il tuo ruolo nella cura dell’animale: ricevute veterinarie, registrazione del microchip, scheda anagrafica, prescrizioni mediche. Verifica a nome di chi è registrato il microchip e, se necessario, aggiornalo. Documenta le tue abitudini quotidiane con l’animale, anche attraverso foto datate o messaggi che attestino chi lo porta a passeggio, chi lo porta dal veterinario, chi gestisce le sue esigenze.
Se è possibile, cerca di raggiungere un accordo con l’altro coniuge prima di arrivare davanti al giudice: un accordo condiviso è più stabile, più rapido e più rispettoso del benessere dell’animale rispetto a una decisione imposta dall’esterno. Nella mia pratica, quasi sempre riusciamo a trovare una soluzione concordata che soddisfi entrambe le parti: richiede disponibilità al dialogo, ma i risultati sono nettamente migliori.
Stai affrontando una separazione e vuoi capire come tutelare il tuo animale domestico? Richiedi una prima consulenza per valutare la tua situazione e trovare la soluzione più adatta, concordata o giudiziale.
DOMANDE FREQUENTI
Il cane resta a chi lo ha comprato?
Non necessariamente. La Legge 201/2022 ha superato il criterio della proprietà formale: il giudice valuta chi si è occupato principalmente dell’animale e dove vive meglio, indipendentemente da chi lo ha acquistato o da chi è intestato lo scontrino di acquisto.
Il giudice può disporre un calendario di visite per il cane?
Sì. Diversi tribunali italiani hanno già emesso provvedimenti che stabiliscono un calendario di frequentazione dell’animale per il coniuge che non ne ha l’affidamento principale. È una tendenza in crescita, soprattutto quando entrambi i coniugi hanno un legame affettivo significativo con l’animale.
Chi paga il veterinario dopo la separazione?
Dipende dall’accordo o dalla decisione del giudice. L’orientamento prevalente distingue tra spese ordinarie, a carico di chi ha l’affidamento, e spese straordinarie, da condividere. Definirlo in modo preciso nell’accordo di separazione evita conflitti futuri.
Cosa succede se uno dei due porta via l’animale senza accordo?
Portare via l’animale senza un accordo o un provvedimento del giudice può configurare comportamenti rilevanti anche sul piano giuridico, soprattutto se esiste già un accordo scritto o un provvedimento provvisorio che ne stabilisce la collocazione. È una situazione da gestire subito con il proprio avvocato.
Si può inserire la gestione dell’animale nell’accordo di separazione?
Sì, ed è la soluzione che consiglio sempre. L’accordo di separazione può contenere clausole specifiche sull’affidamento dell’animale, sul calendario di frequentazione, sulla ripartizione delle spese veterinarie ordinarie e straordinarie. Inserirlo per iscritto evita ambiguità e contenziosi futuri.


